Effetto legge Smuraglia: in crescita i detenuti lavoranti
20 Ottobre 2025
Dei 21.235 detenuti che possono svolgere attività lavorativa, 18.063 lo fanno alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria; 3.172 in aziende e cooperative esterne. Sono i dati Censis-Cnel contenuti nella seconda edizione del report di “Recidiva Zero”, progetto con il Ministero per favorire il lavoro per i detenuti dentro e fuori dai penitenziari. Dati che oggi riporta un articolo del Sole 24 Ore.
Nel corso degli ultimi 20 anni si registra un positivo aumento dei detenuti lavoranti: dai 14.686 del 2004 agli oltre 21mila attuali. Il dato medio nazionale è del 34,3%, ma ci sono Regioni che lo superano ampiamente. È il caso del Trentino-Alto Adige, dove è occupato il 71,2% dei reclusi, del Friuli-Venezia Giulia (52,5%) e della Toscana (50,3%). Numeri e risultati possibili grazie alla legge Smuraglia (legge 193/2000), che prevede il credito d’imposta e sgravi fiscali per le aziende che assumono detenuti o ex detenuti.
Ma come funziona? Il sito del Ministero fornisce alcune scadenze. Per poter fruire del credito d’imposta per l’anno successivo, le aziende devono presentare istanza alla direzione dell’istituto dal quale provengono i detenuti da assumere entro il 31 ottobre, indicando l’ammontare complessivo del beneficio. Nella somma sono inclusi anche il periodo post-detentivo e quello dedicato all’attività di formazione.
Le direzioni trasmettono poi le istanze ai provveditorati regionali, che a loro volta, entro il 15 novembre successivo, le inviano al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Entro il 15 dicembre, il Dap determina l’importo massimo spettante ad ogni singola azienda. L’elenco degli aventi diritto e l’ammontare degli sgravi viene trasmesso all’Agenzia delle Entrate e pubblicato sul sito del Ministero. Il credito fiscale potrà essere compensato dalle aziende solo quando sarà effettivamente maturato a seguito dell’assunzione dei lavoratori.
L’ammontare del credito d’imposta è variabile. Sono riconosciuti 520 euro al mese per ogni lavoratore assunto, se esso è detenuto o internato in carcere, o se è un cosiddetto “articolo 21”, ossia ammesso al lavoro esterno come da legge di ordinamento penitenziario. Nel caso in cui il lavoratore sia semilibero, il credito d’imposta è di 300 euro per ogni assunzione.
Il credito d’imposta ha poi un’efficacia che supera il tempo della detenzione. Le aziende possono fruire del beneficio anche nel successivo anno e mezzo alla cessazione della reclusione per i detenuti e internati che hanno fruito di semilibertà e lavoro esterno. L’estensione sale a 2 anni successivi dalla fine della detenzione se i reclusi o internati non abbiano beneficiato della semilibertà o del lavoro all’esterno.