“Le Supplici” al teatro antico
di Tindari con i detenuti attori
23 Luglio 2026
I detenuti attori delle carceri di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto calcano la skenè – l’area del teatro greco riservata agli attori – con “Le Supplici” di Eschilo. Appuntamento stasera alle 20.30, in prima nazionale, al teatro antico di Tindari.
Sono 12 gli interpreti della ‘Libera compagnia del Teatro per sognare’ che, insieme ad artisti liberi, si cimentano su una delle più antiche tragedie della letteratura greca. Protagoniste le Danaidi che, in fuga dall’Egitto per sottrarsi al matrimonio con i cugini, chiedono asilo ad Argo.
L’adattamento scenico de “Le Supplici” porta la firma di Moni Ovadia e di Mario Incudine: uno spettacolo ancestrale e mediterraneo, che unisce l’idioma siciliano a contaminazioni dal greco e dall’arabo.

“Abbiamo finito di provare alle due e mezza di stanotte al teatro di Tindari”, dice a gNews Daniela Ursino, che dal 2017 coordina la compagnia di detenuti attori con la sua associazione culturale ‘D’aRteventi’. Troppo proibitive le temperature prima del pomeriggio, il clou dello spettacolo si prova a sera.
È il giorno prima del debutto che il puzzle si ricompone: gli interpreti che da febbraio studiano il copione dentro i penitenziari, si ricongiungono sul palco agli artisti liberi. Ovadia e Incudine hanno seguito le prove degli attori reclusi, con incontri anche da remoto.
Allo spettacolo ci saranno anche i familiari dei detenuti. “Una cosa stupenda – dice Ursino -, perché l’incontro avviene in un luogo neutro che non è il carcere ma il teatro di Tindari, che è sul mare ed è di una bellezza impressionante”.
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Da cinque anni, la ‘Libera compagnia del Teatro per sognare’ è ospite fissa nel cartellone del Tindari Festival. “Ormai gli attori dei penitenziari sono professionisti a pieno titolo; quando si avvicinano a loro, le compagnie ‘libere’ dicono che non se l’aspettavano”, spiega Ursino.
Come ogni compagnia che si rispetti, lo studio è a tempo pieno e occupa tutto l’anno. E il palcoscenico c’è anche dentro: la casa circondariale di Messina, infatti, ospita il Piccolo Shakespeare, inaugurato proprio dalla direzione dell’omonimo e noto teatro meneghino.
Emanuele, veterano del gruppo – è entrato nel 2019 -, per “Le Supplici” di Eschilo duetta con Mario Incudine: polistrumentista, cultore del cunto siciliano, ha la capacità di narrare le storie con una vocalità e un ritmo particolari. “Nello spettacolo – racconta Ursino – Mario ha il ruolo di narratore, e canta recitando e suonando con 5 detenuti. A Emanuele ha detto ‘sei il mio erede in vita’, perché ormai è un fuoriclasse”.

Il progetto teatrale dà i suoi frutti, visibili anche dentro il penitenziario. Inizialmente era necessario andare in ogni sezione per proporre il laboratorio teatrale. Oggi non più. “Si propongono da soli – dice Ursino -. C’è talmente tanta serietà nell’approccio al percorso, che nemmeno il gruppo accetta persone che non credano nel progetto. Loro sanno che il Piccolo Shakespeare è il loro spazio di libertà; si entra da dentro e si è liberi dentro il carcere. E questo spazio non dev’essere contaminato”.
Oltre alla prima nazionale de “Le Supplici” di Eschilo, ci sono altre iniziative che vedono impegnati i detenuti della compagnia. Il gruppo di attori di Barcellona Pozzo di Gotto sta realizzando il nuovo spettacolo “Non è tutto oro quello che luccica”, con un testo scritto da loro. E poi, un gruppo di persone in regime di semilibertà e affidate ai servizi sociali recita nei laboratori del teatro di Camaro San Paolo a Messina e dell’associazione Le Lucertole di Barcellona Pozzo di Gotto.
La partecipazione dei detenuti attori alla prima di Tindari è frutto del progetto di teatro in carcere “Fil Rouge”, che prevede anche dei tirocini formativi per agevolare il reinserimento lavorativo dopo la detenzione. “Fil Rouge”, sostenuto da Enel cuore, ente filantropico del gruppo Enel, è supportato dal dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e patrocinato anche dal Ministero.
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