Padova: il benessere del carcere come impegno quotidiano
25 Settembre 2025
Da ventotto anni nell’Amministrazione Penitenziaria, e alla guida della casa di reclusione di Padova dal febbraio scorso, Maria Gabriella Lusi intervistata da Sabrina Tomè della Tribuna di Treviso, rivela di essere animata dalla “convinzione che il direttore possa e debba essere un riferimento per la struttura anche sul piano delle relazioni e dell’umanità”. L’obiettivo cui tendere, continua la direttrice, è il “benessere dell’organizzazione nel suo complesso”, quello degli operatori penitenziari e dei detenuti, e ciò deve tradursi in un impegno quotidiano.
Alla giornalista, che le chiede quale impronta possa dare una leadership femminile al sistema penitenziario, la direttrice replica parlando dell’incisività di “una forza che non è muscolare, autoritaria”, ma capace di aprirsi al “compromesso”, come possibilità di condivisione e cooperazione. Centrale nella gestione di un istituto è il lavoro di squadra, in un’operatività che significa, in primo luogo, “cura delle persone”. Questa è la chiave per aderire ai principi dell’ordinamento penitenziario, servendo i due obiettivi della rieducazione e della sicurezza.
Il ricordo del film Brubacker e del direttore del carcere interpretato da Robert Redford, citati dalla giornalista, stimola, in Lusi, riflessioni sul sistema penitenziario e sulla sua personale esperienza nell’amministrazione. A fronte di giornate di lavoro soddisfacenti, in cui gli operatori si sentono appagati, ci si deve confrontare con problemi molto gravi, come il sovraffollamento degli istituti e i suicidi in carcere. Su quest’ultimo tema la direttrice del Due Palazzi parla di “una sconfitta che mai vorremmo subire”, “un trauma sia per gli affetti del detenuto che per gli operatori penitenziari e per l’organizzazione”. Maria Gabriella Lusi sottolinea l’imprescindibilità di conoscere la vita del detenuto, anche nel suo percorso penitenziario, “nel tentativo di intercettare il disagio e le fragilità”, al fine di promuovere i necessari interventi, in una prospettiva multidisciplinare. La sinergia tra il lavoro degli operatori penitenziari e gli enti locali si traduce nei diversi progetti trattamentali, con una flessibilità degli strumenti a disposizione, che devono sempre tener conto del contesto.
“Lo confessi: ha simpatizzato in qualche momento per Papillon?”, chiede Sabrina Tomè. “Simpatizzo per la giustizia, per l’amicizia, per i legami costruiti nelle difficoltà, per la lealtà”, conclude la direttrice del carcere.