Nasce iI nuovo Polo Penitenziario dell’Università Sapienza

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Nasce il Polo Universitario Penitenziario Sapienza. Si tratta di un’infrastruttura di servizi creata nell’ambito dell’ateneo romano per promuovere e facilitare tutte quelle attività funzionali a garantire, ai detenuti presenti negli istituti penitenziari della Capitale, il diritto allo studio e il conseguimento dei titoli universitari.

La decisione, deliberata dal Senato accademico della prima università di Roma nella seduta di ieri, dà attuazione al protocollo d’intesa sottoscritto nel settembre 2019 dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia e dalla Conferenza Nazionale dei Poli Universitari Penitenziari nonché alle linee guida recentemente adottate da DAP e CNUPP sulle modalità di collaborazione tra le istituzioni penitenziarie e le università.

Il nuovo Polo della Sapienza si occuperà di interagire con la platea dei destinatari, offrendo il proprio supporto per la gestione delle pratiche amministrative, l’orientamento allo studio, la didattica dedicata, l’utilizzo di materiale delle biblioteche e l’eventuale inserimento dei laureati nel mercato del lavoro.

“La nascita di questo nuovo Polo Universitario Penitenziario – afferma il Capo del DAP, Bernardo Petralia, commentando con soddisfazione la notizia – costituisce un nuovo e significativo passo che la società esterna, e in questo caso il mondo accademico, muove verso la realtà del mondo penitenziario. Un passo che è testimonianza di un comune impegno rivolto al recupero e al reinserimento dell’individuo, garantito dalla nostra Carta Costituzionale, di cui il diritto allo studio rappresenta uno dei caposaldi”.

“Il Polo Universitario Penitenziario rappresenta uno strumento efficace e diretto per attivare procedure che aprano le porte del sapere e dell’università, in un’ottica inclusiva e di Terza Missione, stimolando concreti percorsi di riabilitazione e di reinserimento sociale”, sottolinea la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni. Alla cui voce si aggiunge quella di Pasquale Bronzo, delegato dell’ateneo per il Polo: “La scommessa è fare in modo che la detenzione non sia un tempo sospeso. La presenza delle università nei luoghi di detenzione ha, in questo senso, una profonda valenza culturale per il Paese”.