Nordio: “Lode al codice Mussolini? Io volevo abolirlo”
17 Giugno 2026
Una difesa del codice firmato da Mussolini? “Esattamente il contrario. Io volevo abolire il codice Rocco. Vent’anni fa ho presieduto la commissione per farne uno nuovo, rimasto nel cassetto”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervistato da Virginia Piccolillo sul Corriere della Sera di oggi, spiega il suo punto di vista sulla vicenda della fiera Più libri più liberi, che si terrà a dicembre a Roma.
Codice penale fascista, Nordio: “Predico da anni che va sostituito”
Il Guardasigilli, tra il 2002 e il 2006, fu presidente della Commissione per la riforma del codice penale varato durante il regime fascista. Non c’è stato tempo di rimettere mano a quel cassetto: “Abbiamo dato precedenza al referendum”, sottolinea Nordio, “e temo che in quest’ultimo anno la riforma radicale sarà impossibile. Ma spero di intervenire”.
Il codice penale, nonostante i molteplici interventi di ‘defascistizzazione’ della Corte costituzionale, non è solo “un guscio”. “La parte generale che disciplina la struttura del reato e delle pene, colonna portante del codice, è inalterata. Ed è proprio quella che costituisce l’aspetto più significativo dell’ideologia fascista”, spiega ancora Nordio.
In particolare, la qualifica di suddito anziché di cittadino non è andata perduta. Il residuo della dittatura, l’eco dello Stato etico di hegeliana memoria, è evidente, per il Guardasigilli, nella disciplina delle cause di giustificazione: “Le scriminanti, come la legittima difesa, l’adempimento di un dovere, l’esercizio di un diritto, sono cause di ‘non punibilità’. Come dire: io sono indulgente e non ti punisco. Invece il reato in questi casi non deve sussistere. Ed è qui che vorrei intervenire”.
Tornando sulla fiera Più libri più liberi, Nordio parla di un “errore inescusabile. Si comincia a bruciare i libri e si finisce per bruciare gli uomini, diceva Heine”. E da buon liberale, ribadisce la massima di Voltaire: “non ho le tue idee ma lotterò fino alla morte perché tu le possa sostenere”. Anche se sono eversive. “Chi fa propaganda per la ricostituzione del partito fascista va censurato e, al limite, punito. C’è già la legge Scelba. Ma una cosa è esporre le idee, una cosa è tenerle per sé, senza essere obbligato a ripudiarle per partecipare a un evento culturale”, sottolinea il Ministro.
Piccolillo chiede al Guardasigilli se andrà alla fiera. “Se me lo chiederanno”, risponde Nordio, e aggiunge: “Con un’attestazione che sono contro tutti i totalitarismi: fascismo e comunismo, lager e gulag, braccio teso e pugno chiuso, patto Ribbentrop Molotov, sono tutte manifestazioni di ideologie aberranti. Per questo mi ha irritato leggere ‘Nordio loda Mussolini'”.
Su Repubblica, il Ministro risponde con una lettera all’articolo uscito ieri sulla testata di Via Solferino, che titolava: “Nordio loda Mussolini: ‘Firmò il codice penale'”. Di seguito l’intervento integrale:
Caro Direttore, mi ha dolorosamente colpito il titolo del vostro articolo “Nordio loda Mussolini” a proposito della polemica sul “patentino antifascista” voluto dagli organizzatori della fiera Più libri più liberi. Un titolo, infatti, dal quale si evincerebbe una mia nostalgia fascista per il vecchio codice penale di Alfredo Rocco.
Peccato che io abbia dichiarato l’esatto contrario: che a fondamento della nostra giustizia penale vi sia un codice firmato da un dittatore e da un monarca, aggiungendo, «è proprio un paradosso che si pretendano attestazioni di antifascismo da chi non vuole cambiare un codice firmato da Mussolini». È un concetto che ripeto da trent’anni nelle mie pubblicazioni e che ho costantemente ribadito durante la campagna referendaria, lamentando che il codice di procedura penale voluto da un eroe della Resistenza come Giuliano Vassalli fosse stato completamente snaturato, mentre quello che esprimeva, secondo il testo della relazione di accompagnamento “la più alta manifestazione dell’ideologia fascista” , fosse rimasto sostanzialmente inalterato.
Aggiungo che vent’anni fa ebbi l’onore di presiedere la Commissione ministeriale per la stesura di un nuovo codice penale, lavoro compiuto ma mai arrivato in Parlamento. Era nostra intenzione proporlo dopo la prova referendaria.