‘Libera’ rende onore a Bruno Caccia, ucciso 37 anni fa dalla ‘ndrangheta

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Il 26 giugno del 1983 il giudice Bruno Caccia, come era solito fare la domenica, stava portando a spasso il suo cane, senza scorta: intorno alle 23.30 venne raggiunto da un commando ‘ndranghetista che lo freddò con 14 colpi, alcuni esplosi a distanza ravvicinata.

Il giudice Bruno Caccia
Il giudice Bruno Caccia

L’omicidio avvenne in via Sommacampagna a Torino, nelle vicinanze dell’abitazione del magistrato. Oggi, nel trentasettesimo anniversario del suo omicidio, si è svolta una ‘staffetta’ per onorarne la memoria organizzata proprio nel capoluogo piemontese dall’associazione Libera.

Staffetta di Libera in memoria dell'omicidio del giudice Caccia

Da Procuratore della Repubblica di Torino, Caccia si trovava a indagare sui primi insediamenti nelle città del nord Italia di alcune famiglie della criminalità organizzata siciliana e calabrese. Caccia in quel periodo coordina alcune importanti indagini sulla mafia, sui suoi interessi economici, sui legami con poteri esterni. E’ in questo contesto che matura la sua uccisione. Ne segue un lungo iter processuale culminato con la pronuncia del 23 settembre 1992 con cui la Quinta sezione Penale della Cassazione conferma definitivamente la sentenza di appello emessa il 28 febbraio 1992: condanna alla pena dell’ergastolo nei confronti di Domenico Belfiore quale mandante dell’omicidio di Bruno Caccia.

La targa che ricorda l'uccisione del giudice Bruno Caccia a Torino

Il 17 luglio 2017 la Corte d’assise di Milano ha, invece, ritenuto Rocco Schirripa uno degli esecutori dell’omicidio del magistrato, condannandolo alla pena dell’ergastolo.

Condividendo il verdetto della Corte di Assise di Appello di Milano del 2019 e motivando la condanna all’ergastolo per Rocco Schirripa, lo scorso 9 giugno i giudici della Corte di Cassazione hanno sostenuto che “l’omicidio di Bruno Caccia è qualificabile come delitto di criminalità organizzata. Tra i moventi del delitto c’è l’azione di antagonismo giudiziario” portata avanti dal magistrato che già 37 anni fa stava permettendo di ricostruire le dinamiche legate all’”espansione calabrese illecita nell’area piemontese e torinese”.

Le immagini presenti in questo articolo sono tratte dal video di Libera Piemonte https://youtu.be/_fGv-WMBCO8