Premio Castello 2025, sul podio 4 persone detenute
21 Febbraio 2026
“Dentro quell’errore c’era una porta. E qualcuno ebbe il coraggio di aprirla”. Christof Petr, detenuto nell’istituto penitenziario di Parma, parla della casualità che portò Alexander Fleming a scoprire la penicillina: una piastra da laboratorio contaminata dalla muffa. “È così che un errore diventa cura: non perché il caso sia gentile, ma perché qualcuno resta attento. Oggi“, prosegue il racconto, evidenziando il ruolo essenziale della responsabilità medica.
Per il suo racconto breve, dal titolo L’errore, la scoperta, la cura, Christof Petr è il primo classificato del premio letterario Castello riservato ai reclusi e alle recluse di tutti i penitenziari italiani. All’edizione 2025 sono state in gara 81 opere provenienti da 38 carceri. Il prestigioso riconoscimento di Città di Castello ospita infatti una sezione dedicata ai penitenziari, istituita in collaborazione con il Dap del Ministero e la società Dante Alighieri. Quattro le persone detenute premiate durante la cerimonia, coordinata dal direttore del premio, Antonio Vella, che si è tenuta oggi presso la sala consiliare del Comune umbro.

A classificarsi seconda è Katarzyna Monica, detenuta alla Giudecca di Venezia. Il suo componimento, dal titolo Passi… mescola rumori e suoni in un flusso di coscienza. Il cammino incessante in una cella – “nove piedi di prigione” – misura il via vai di pensieri, di “cose che non possono essere chiuse a chiave, ma che vagano lontano nel luminoso mondo”.
Tra i pensieri più insistenti c’è quella “piccola chiave di ottone che gira attorno appena per metà e apre il rosso cancello di ferro”. La metafora della libertà. Un pensiero che rende tutti uguali in un carcere: “io che non ho mai ucciso, penso come l’assassino; / io che non ho mai rubato, ragiono come il ladro”. Tutto – “il mio ingegno, la mia anima, tutta quella improvvisamente fluttuante e latente forza della mia vita più profonda” – è riposto, dice ancora Katarzyna, “nella tasca di un uomo con capelli bianchi vestito di blu”. Infine, l’invito a riposare, a non passeggiare più nella cella: “fermati, riposati, dormi fratello mio, poiché l’alba è davvero vicina e / non è la chiave sola che può aprire il cancello”.
Al terzo posto del podio, pari merito, ci sono due persone detenute a Enna e a Latina. A.A. scrive un racconto dal titolo il mio mondo altrove. Da un bigliettino in un libro spunta un numero di telefono, quello dell’amata. Segue un’intensa conversazione al telefono, fatta di complicità e intimità: “la prima cosa che ho desiderato di te sono stati gli occhi. In loro ho visto un pensiero che mi cercava. Non l’hai detto, ma io l’ho sentito. E allora non riesco più a non pensarti”, dice lei; e A.A. racconta: “Non risposi subito. Mi limitai a respirare, lentamente, per non farle capire quando mi tremasse la voce. Le dissi solo: ‘anch’io ti cerco’”.
Natascia, detenuta presso la casa circondariale di Latina, è anche lei sul podio con Uguaglianza. Una poesia che richiama ai valori del pacifismo e dell’antirazzismo:
Perdona anche me
se non ero in quel tempo,
è con queste poche righe
che lascio testamento di una pace che vorrei
in questa terra arida di uguaglianza.
Pensa che chi sta scrivendo è prigioniera anch’essa,
reclusa in una stanza ma, come te,
non può che vivere di sola speranza.
Ernesto Napolillo, direttore generale detenuti e trattamento del Dap, presente alla cerimonia con i rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, ha ricordato che “l’attività trattamentale ed il lavoro sono per l’80 per cento efficaci nel ritorno positivo alla comunità dei detenuti”. L’istituzione di una sezione dedicata ai reclusi in un premio letterario dà “speranza nella prospettiva della socializzazione”, ha aggiunto Napolillo.
A decretare i 4 vincitori della sezione speciale è stata una giuria composta da Giulia Bongiorno e Walter Verini, presidente e membro della commissione Giustizia del Senato; Alessandro Masi, segretario generale della società Dante Alighieri; i giornalisti Osvaldo Bevilacqua e Benedetta Rinaldi; la poetessa Maria Borio; la scrittrice Marisol Burgio di Aragona.