Rebibbia ricorda Germana Stefanini, vittima del terrorismo

Cerimonia in memoria di Germana Stefanini
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Germana Stefanini: “una martire della Polizia penitenziaria”. Così l’ha definita il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in un messaggio letto questa mattina nel corso della cerimonia organizzata in sua memoria nella Casa circondariale femminile di Roma Rebibbia, a lei intitolata. Un tributo per ricordare il suo sacrificio – si legge nel messaggio – insieme “a quello di altri 59 servitori dello Stato che hanno sacrificato la vita per la difesa della legalità e della democrazia. Nomi che sono scolpiti soprattutto – in modo imperituro – nella storia del nostro Paese, che seppe affrontare la violenza del terrorismo senza Tribunali speciali, con la sola forza del diritto.”

Le mani in grembo, lo sguardo basso, la postura composta e l’aria rassegnata a una sorte di cui non comprende il senso. E’ l’ultima immagine di Germana Stefanini, fotografata durante il ‘processo proletario’ a cui la sottopose il Nucleo per il potere proletario armato, organizzazione vicina alle Brigate Rosse. Per la sua ‘colpa’ di lavorare come vigilatrice nel carcere di Rebibbia fu freddata con un colpo di pistola, in quanto giudicata ‘aguzzina’, impegnata a ‘manomettere, sezionare e distruggere’ i pacchi destinati alle detenute di Rebibbia. E, in quanto tale, da ‘annientare’, come tutto il personale penitenziario. I tre componenti del commando – Carlo Garavaglia, Francesco Donati e Barbara Fabrizi – furono poi condannati all’ergastolo.

Germana non era un dirigente simbolo dell’oppressione carceraria, era una donna umile e lavoratrice: assunta come operaia di seconda classe, viveva sola, contenta di un lavoro che non aveva scelto ma che le consentiva un’esistenza dignitosa. Anche dopo l’attentato a un medico del carcere, non si sentiva in pericolo, non si riteneva così importante da diventare un bersaglio.

A 40 anni dalla sua uccisione, Germana Stefanini – insignita nel 2007 della Medaglia d’oro al merito civile alla memoria – è stata ricordata oggi. Un evento non collegato alla data e alle atroci modalità del suo omicidio, perché, come ha detto suo nipote Massimo Pulicati, “raccontare morte e torture non fa bene ai familiari. Di zia meglio ricordare quello che amava: la vita, i profumi e il suo lavoro”.

Cerimonia in memoria di Germana Stefanini

L’ importanza di una memoria da celebrare nel presente per continuare a contrastare il terrorismo è stata ribadita con forza anche dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove: “Uno Stato che non riesce a ricordare le proprie vittime in divisa da figlio del popolo è uno Stato che non ha futuro. L’eroe è chi compie quotidianamente il suo dovere senza necessità di protagonismo”.

Alle generazioni più giovani, rappresentate dai ragazzi che lo scorso anno hanno partecipato a una iniziativa sulla legalità, e ai neo consiglieri penitenziari presenti alla cerimonia, si è rivolto nel suo intervento il capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Giovanni Russo: “Ritengo importante ricordare il portato antistatuale della violenza terroristica a chi non era ancora nato in quell’epoca, a chi non ha vissuto di persona sotto la cappa di terrore imposta dalla violenza omicida del terrorismo delle Brigate Rosse e dei gruppuscoli a esse collegati. Io ho avuto modo, per varie ragioni”, ha sottolineato Russo “di compiere l’approfondimento storico dell’omicidio di Germana Stefanini. Nelle farneticazioni ideologiche emerse dal testo dell’interrogatorio ho notato molta miseria intellettuale, quella che aveva animato prima altri omicidi, paradossalmente tutti ai danni di persone del popolo. Quel popolo, che la delirante ideologia estremista immaginava di rappresentare contro l’ipotetica dittatura capitalista e borghese.”

“Il messaggio che abbiamo saputo lanciare – ha concluso il capo del Dap – è che la risposta a tutto questo, l’arresto e la condanna dei tre terroristi è avvenuta all’interno dello Stato di diritto. Siamo stati in grado di dimostrare come la forza della democrazia risieda nel rispetto delle regole, anche quando è attaccata da fanatici omicidi”.

Nel corso della cerimonia, che si è aperta con il saluto della direttrice dell’istituto penitenziario, Nadia Fontana, sono intervenuti anche l’assessore alla Cultura del Comune di Roma capitale, Miguel Gotor, e un’operatrice in servizio nel carcere romano, Agnese Prosperi, che ha ricordato la figura della vigilatrice Stefanini. In chiusura, un momento di raccoglimento e preghiera con il cappellano dell’istituto, don Andrea Carosella.

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