‘Rumore D’Ali Teatro’, la compagnia nata in carcere durante la pandemia

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In un periodo di sipari chiusi e platee deserte, all’interno della casa di reclusione di Vigevano, è nata la compagnia teatrale Rumore D’Ali Teatro. Un evento che può sembrare in controtendenza ma che invece rientra negli obiettivi di  Per Aspera ad Astra, progetto che ha consentito di mantenere viva e vitale l’attività artistica in molti istituti durante la pandemia, utilizzando gli strumenti di didattica a distanza.

Nato per iniziativa dalla Compagnia della Fortezza di Volterra e realizzato con il contributo dell’Associazione Fondazioni Casse di Risparmio – ACRI,  il progetto coinvolge 12 istituti che condividono buone pratiche di teatro. Tra queste, la formazione professionale nei mestieri del teatro, che comprendono, oltre agli ad attori e drammaturghi, anche scenografi, costumisti, truccatori, fonici e addetti alle luci.

Se “Rumore  d’ali teatro” è appena nata, ha invece già una storia il laboratorio FormMattArt, di cui la compagnia è espressione, diretto dalla regista e performer  Alessia Gennari, non nuova a esperienze del genere: negli ultimi cinque anni ha infatti realizzato, sempre nella casa di reclusione di Vigevano, produzioni teatrali per  il progetto “Tecniche da inserimento” della Regione Lombardia.

Il nome della compagnia è  stato suggerito da una farfalla scoperta a volare sul palcoscenico: ”Cosa ci faceva una farfalla dentro al teatro del carcere e proprio in quel momento? – racconta un operatore del laboratorio sul profilo social dell’associazione – Quando si è trattato di trovare il nome per il nostro gruppo, già di fatto attivo dal 2016 ma fino ad allora “anonimo”, è stato abbastanza immediato tornare a quel momento. Le ali di una farfalla, quando sbattono, non le sente nessuno, figurarsi se vola dentro le mura di un carcere”.

Il prossimo spettacolo di FormMattArt, il primo messo in scena dalla compagnia, nasce dal monologo scritto da un giovane straniero che, anni fa, durante il laboratorio, era riuscito a imparare l’italiano al punto da raccontare il carcere in maniera efficace e ironica, utilizzando la metafora dell’hotel piccolo e tranquillo. Durante il lockdown è sembrato ai componenti del gruppo teatrale che  la portata simbolica dell’hotel, dove gli ospiti si trasformano cambiando solo di stanza, si  prestasse a essere estesa a quella del luogo chiuso che abbiamo tutti sperimentato.

In programma, a breve,  una prima versione digitale dello spettacolo, con contenuti video e audio che andranno  a integrare la rappresentazione dal vivo quando il teatro ritroverà finalmente il suo pubblico.

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