Cara di Mineo: sgominata cellula mafia nigeriana

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Sgominata una cellula mafiosa nigeriana che aveva la propria base operativa dentro il Cara di Mineo. La presenza dell’organizzazione criminale all’interno della struttura per richiedenti asilo è stata accertata dalla Polizia che nei giorni scorsi ha eseguito 19 fermi su delega della Procura Distrettuale Antimafia di Catania.

L’attività investigativa della Squadra Mobile ha permesso di ricostruire il raggio d’azione del gruppo criminale,  che si estendeva ben al di fuori del perimetro della struttura di accoglienza, irradiandosi sull’intero territorio provinciale. Dato confermato da Sergio Nazzaro, giornalista ed esperto di mafie africane (autore tra l’altro di Castel Volturno, reportage sulla mafia africana, Einaudi editore): “La mafia nigeriana non è un fenomeno nuovo. In particolare, il gruppo dei ‘Vikings’ o ‘Supreme Vikings Confraterniy’, di cui sono espressione i fermati nell’operazione dei giorni scorsi, è presente in tutto il Paese da oltre 20 anni. Purtroppo la loro capacità criminale è stata a lungo sottovalutata”.

Come si legge nelle carte dell’inchiesta, l’organizzazione nigeriana era “dedita a commettere un numero indeterminato di delitti contro la persona, in materia di stupefacenti e contro il patrimonio, imponendo la propria egemonia sul territorio, opponendosi e scontrandosi con gruppi cultisti rivali”. Oltre a droga, rapine ed estorsioni, obiettivo prioritario del clan era proprio quello di “stabilire e conservare il predominio nell’ambito delle comunità straniere presenti nel centro di accoglienza, creando un forte assoggettamento omertoso”. L’inchiesta, iniziata a settembre dell’anno scorso, ha preso il via dalla denuncia di un immigrato nigeriano che aveva subito aggressioni e rapine da parte dei suoi connazionali.

L’organizzazione, detta anche ‘Norsemen della Nigeria’, farebbe parte di un sodalizio criminale più ampio che nasce nel Paese africano ma si diffonde in diversi stati europei ed extraeuropei. Gli indagati apparterrebbero tutti a una cellula nota anche con il nome Catacata M.P. (Italy Sicily). L’inchiesta dovrà adesso chiarire se il gruppo criminale avesse appoggi o collegamenti con altre organizzazioni criminali. Per Nazzaro “le mafie locali, autoctone, talvolta si servono dei nigeriani per fare il lavoro sporco, come manovalanza da impiegare per strada. Ma ovviamente in questa vicenda saranno le verità processuali a dirci se esistevano simili rapporti. Dentro la struttura in provincia di Catania verosimilmente hanno fatto tutto da soli”.

Al Cara di Mineo sono attualmente presenti più di 1300 migranti richiedenti asilo. Per il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro sono proprio le dimensioni del centro a costituire un problema: “Una struttura che ospita un numero di persone così rilevante, e che non può essere controllato, a cui accedono anche persone non autorizzate, non può che essere un errore enorme che si paga in termini di controllo della legalità. Il Cara non svolge il compito per cui è stato concepito e anzi diventa snodo per i traffici di sostanze stupefacenti, qui entrano ed escono criminali e si svolgono episodi di una violenza e crudeltà impressionante”. A proposito di eventuali responsabilità del gruppo criminale nella gestione dei flussi migratori, Nazzaro ritiene che la mafia nigeriana “non si occupi di pianificarli, piuttosto li sfrutta, soprattutto per imporre la propria legge a scapito dei più deboli. In questo senso la struttura di Mineo è particolarmente a rischio perché ormai fuori controllo”.

Da tempo si discute della possibile chiusura della struttura che sorge a sud del capoluogo etneo. Su questo punto, durante la conferenza stampa, Zuccaro ha ribadito che “l’esigenza di chiudere il Cara di Mineo così come funziona adesso è una necessità che tutti noi avvertiamo”.