Xenia Palazzo: sport, carceri e vita, una bracciata dopo l’altra

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Ha la tempra dell’acqua, quella che l’ha vista trionfare ai Giochi di Tokyo 2021 e di Parigi 2024. Xenia Francesca Palazzo, agente scelto di Polizia penitenziaria e atleta delle Fiamme azzurre, si racconta a gNews dopo un allenamento. Alle ultime Paralimpiadi estive, la nuotatrice ha conquistato oro e record mondiale nella staffetta, e un bronzo nei 400. E sono solo alcune delle vittorie all’attivo nel suo palmarès.

Palazzo, 27 anni, padre italiano e madre russa con una carriera da pallanuotista, vince il concorso dell’ottobre 2022 per 5 atleti paralimpici nelle Fiamme azzurre, il primo che ha permesso l’assunzione di questi professionisti direttamente nei ruoli della Polizia penitenziaria.

Fiamme Azzurre: giurano 5 nuovi atleti paralimpici

In servizio presso la casa circondariale di Verona, unisce alla sua vita da sportiva la missione a cui è chiamata da appartenente alla Penitenziaria: “despondere spem”, diffondere speranza. Da due anni è infatti impegnata negli istituti di tutta Italia per incontrare i detenuti e portare la sua esperienza di vita; “se ce l’abbiamo fatta e ce la facciamo noi, atleti paralimpici, ce la fanno anche loro. Questo è il messaggio che porto”, dice.

La vita di Xenia Francesca Palazzo, infatti, è segnata da un’emorragia cerebrale alla nascita. Una sentenza senz’appello: i medici credevano che non ce l’avrebbe mai fatta. Ogni minimo gesto quotidiano, dal muoversi al parlare, era uno scoglio da superare. Poi la riabilitazione lenta ma costante, seguita passo passo dalla madre, che ha portato a miglioramenti incredibili. Fino agli allori da campionessa.

 

I prossimi obiettivi?

A settembre partecipo agli Europei di Kocaeli, in Turchia. Nelle scorse settimane ho gareggiato alle World Para Swimming World Series di Lignano Sabbiadoro, una competizione molto tosta perché essendoci 14 categorie paralimpiche (10 fisiche, 3 visive e 1 intellettivo-relazionale), ciascun atleta gareggia contro tutti gli altri, non solo contro quelli della propria categoria. Il sistema è a punteggio, che sale man mano che il risultato si avvicina al record mondiale nella propria categoria.

Soddisfatta?

Devo dire di sì, è una competizione importante per capire a che punto sono e dove posso ancora migliorare. In alcune gare sono arrivata a pochi punti dal podio, e sono riuscita a centrare il bronzo nei 200 misti. Salire sul podio in questa competizione è molto prestigioso proprio per la complessità della gara. Nella stessa competizione ci sono stati anche i Campionati italiani assoluti invernali in cui ho vinto 3 titoli italiani sui 100 e 400 stile S8, e 200 misti SM8.

…Non ti fermi mai.

Cerco di fare più competizioni possibili, per essere sempre pronta. Non smetto mai di allenarmi e faccio tutto quello che devo fare a livello di preparazione fisica: basta un giorno in più che non si tocca acqua e si perde la percezione della bracciata.

 

 

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 Parliamo del tuo impegno per i detenuti. Quando e come nasce?

Parte da un’intuizione della dottoressa Francesca Gioieni [dirigente penitenziaria del Dap, n.d.r.]; è lei ad avermi dato questa grande possibilità. Me l’ha proposto, e io volevo provare una cosa nuova. Il primo incontro è stato nel febbraio 2024 alla casa circondariale di Verona, a cui sono assegnata. Poi sono stata a Vicenza, Sondrio, Pavia, Lodi. Alcuni istituti mi stanno chiedendo di tornare e si stanno aggiungendo Voghera, Vigevano, forse Alessandria, Piacenza, Trento, Reggio Calabria…c’è tanto da fare, ma questa attività mi porta tanta gioia.

 Un impegno per certi aspetti singolare, che rompe lo stereotipo della contrapposizione tra agenti e detenuti.

Sì, e proprio per questo cerco di dare il massimo, non solo come semplice atleta delle Fiamme azzurre, ma anche come agente scelto del Corpo. Gli incontri con i detenuti durano due, a volte tre ore, e faccio il meglio che posso per spiegargli la mia vita, percorrendo i vari momenti di difficoltà, di sconforto, di discesa e risalita. Punto sempre a entrare nei loro cuori e a farli emozionare. L’obiettivo è fargli capire che se ce l’ho fatta io, anche loro possono sognare. Soprattutto devono avere una seconda chance, per prendere in mano la loro vita e, magari, cambiare.

 Insomma sei una sorta di coach, di motivatrice.

Sì, perché credo in quello che dico. La maggior parte delle persone considera la popolazione detenuta come irrecuperabile. Invece, secondo me, sono esattamente come noi. Tutti possono sbagliare, e tutti devono avere la possibilità di rimediare ai propri errori, se hanno un motivo per farlo e la forza di volontà necessaria. E i detenuti hanno tanto bisogno di persone esterne che raccontino le loro esperienze di vita, i loro errori, le paure, le tante difficoltà, le prove superate, grandi e piccole che siano.

È vero che, per questi incontri, porti con te le medaglie vinte a Parigi?

Sì. Perché non ho gareggiato solo per me stessa, ma per tutti: per la mia famiglia, il corpo di Polizia penitenziaria, il gruppo sportivo delle Fiamme azzurre, i colleghi di Verona, e soprattutto per i detenuti. La medaglia è il mio strumento fondamentale per lavorare con loro; preferisco avere una medaglia vissuta che una tenuta a casa in bacheca. È per fargli capire che questo è un sogno tangibile. Nonostante tutto, perché per la patologia che ho, non dovrei nemmeno essere qua.

 

Xenia Francesca Palazzo alle Paralimpiadi di Parigi 2024. Credit: Simone Ferraro / CIP

 Cosa ti lasciano questi incontri?

Ricordo distintamente tutte le emozioni che provo. È bello ricevere calore dai detenuti: dopo gli incontri c’è chi mi abbraccia, alcuni hanno scritto delle poesie per me. Quando sono stata a Pavia, mi hanno regalato una borsa realizzata da loro nell’officina di tessuti. I ragazzi del minorile di Treviso mi hanno regalato il cartellone di benvenuto con le loro firme. Sono piccoli gesti che ricorderò per sempre.

Accanto a questo progetto c’è la tua “grande famiglia”: la Polizia penitenziaria.

Tengo davvero molto a questo Corpo. Mi sta regalando delle opportunità che mai avrei immaginato. Ci sono alcune persone che mi sostengono da sempre, ma poi ci sono tutte quelle che mi hanno ospitato nei vari istituti: comandanti, direttori, gli educatori, tutti quelli che mi hanno dato la possibilità di entrare in carcere.

Come si svilupperà questo progetto con i detenuti in futuro?

Inizierò più attivamente a fare incontri con i ragazzi degli Ipm, grazie al protocollo firmato tra le Fiamme azzurre e i Centri di giustizia minorile a settembre 2025. Devo tornare a Treviso, mi hanno chiamato anche da Acireale…insomma, ci sono in programma altri appuntamenti.