La storia di Gian Luca: una carriera, poi la cella e la gioia delle piccole cose
20 Agosto 2026
Gian Luca Rossignolo era un imprenditore, come il padre prima di lui. Poi la sua vita cambia: arrivano una condanna per bancarotta e la reclusione. La sentenza lo raggiunge in Montenegro; rientrato in Italia, passa per il carcere di Civitavecchia, finché non viene trasferito a Monza. Ed è proprio da Sanquirico che racconta la sua storia, nella seconda puntata del podcast Un universo oltre i Confini, realizzato dalla cooperativa sociale Universo e dall’associazione Zero Confini onlus.
Parola alle carceri: nasce il podcast ‘Un universo oltre i confini’
“Il periodo più buio e difficile non è stato il giorno in cui sono stato messo in carcere – racconta Rossignolo ai microfoni di Elena Tinelli -, ma i 12 anni precedenti di processo, in cui trascorrevo le notti a immaginarmi che cosa mi potesse succedere”. L’ex imprenditore parla di alcuni momenti che hanno segnato la sua reclusione. Quando riceve dalla moglie “Real happiness”, un libro sulla meditazione della scrittrice americana Sharon Salzberg. Dentro, una dedica speciale: un cuore con scritto Ti amo. “È stato il momento in cui ho capito che anziché farsi prendere dallo sconforto bisognava aggrapparsi alla vita. Mi sono detto ‘devo uscire da qui migliore di come sono entrato'”, dice Rossignolo nel podcast.
A Monza, Gian Luca si iscrive all’università ed entra nella redazione della testata Oltre i confini – Beyond Borders. Suo è l’articolo dell’ultimo numero del periodico, dal titolo “Le sofferenze passano con un budino al cioccolato”, una riflessione sul potere benefico delle piccole cose. La frase è presa in prestito dal compositore Giovanni Allevi, che la usa in un’intervista sul Corriere della Sera. Il senso della condanna è il comune denominatore di una diagnosi infausta – quella toccata al noto pianista – e della reclusione. “Il senso di smarrimento e impotenza – dice Rossignolo – lo vivi sia quando hai un brutto male, sia nel momento in cui ti trovi a vivere privato della libertà e dei tuoi affetti”.
Scrivere in carcere: i giornali dei detenuti / 2 “Oltre i confini”
Gian Luca Rossignolo ha anche 3 figli e quando si è in carcere, dice, “è il rapporto più doloroso da gestire”. La detenzione rende consapevoli di quanto il tempo possa essere prezioso: “Mi sono reso conto – racconta – che non sono stato abbastanza papà quando potevo esserlo di più”. Sul futuro Gian Luca, che oggi lavora ed è detenuto in articolo 21, ha pochi altri punti fermi. “Vorrei andare sulla tomba di mio papà perché da recluso non ho potuto partecipare ai funerali. Poi vorrei stare con mia moglie e i miei figli. E respirare”.