Scrivere in carcere: i giornali dei detenuti. 2. Oltre i confini

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La redazione di gNews entra in carcere pubblicando gli articoli più significativi delle testate giornalistiche redatte e prodotte dentro i penitenziari: sono 37, in altrettanti istituti.

La biblioteca del carcere di Sanquirico a Monza è il cuore pulsante della redazione Oltre i confini Beyond borders. Un gruppo tra i 12 e i 15 detenuti, ogni lunedì da ormai 8 anni, si ritrova con la giornalista Antonetta Carrabs per tirare fuori fatti, idee, racconti da mettere in pagina. I redattori detenuti collaborano anche con la storica testata locale Il Cittadino, curando un inserto trimestrale. Nel 2025 parte l’avventura di Oltre i confini magazine, un semestrale che nasce dalla voglia degli stessi redattori di mettersi in proprio.

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Le sofferenze passano con un budino al cioccolato

di Gianluca Rossignolo

“Le sofferenze passano con un budino al cioccolato”, questa frase apparentemente stupida e banale, a me ha colpito profondamente, come il suono della musica di chi l’ha detta. A pronunciarla è Giovanni Allevi, eclettico musicista e compositore che, in un’intervista al Corriere della Sera, ha raccontato la sua battaglia contro un mieloma che lo affligge da quasi tre anni; i medici gli avevano diagnosticato due anni di vita. La sua storia, la sua sofferenza, la sua incredibile voglia di vivere ha risvegliato emozioni e pensieri che mi legano a lui profondamente, le sue parole mi hanno riscaldato il cuore.

La sofferenza, in ogni sua forma è come una campana che risveglia, in chiunque la debba vivere, una nuova dimensione della propria esistenza. Chi scopre di avere un brutto male, colui che viene privato della libertà, vivono emozioni per tanti aspetti simili. Dice Allevi: “Il momento della diagnosi è devastante, crollano tutte le certezze e si sperimenta una solitudine profonda e abissale. Non c’è parola che ti possa confortare”. A chi viene carcerato accade la stessa cosa, la terra ti manca da sotto i piedi, sei solo, smarrito, il tuo mondo va in pezzi, le tue certezze svaniscono. E ancora (Allevi): “Quando entri in ospedale, entri in una bolla di esistenza nuova, determinata dalla malattia e hai due possibilità: cedere alla disperazione o resettare tutto e guardare alla vita con positività, nonostante il dolore e la paura. Io ho scelto questa seconda strada”. Dietro le sbarre ti trovi a vivere esattamente le stesse cose. La giornalista chiede ad Allevi: “Quando entri in ospedale non hai la repulsone?” “No è la mia casa, faccio il pieno di umanità, adesso che vivo come non ci fosse un domani”.

Già, l’umanità. Il carcere è pieno di umanità, basta aprire gli occhi e cercarla, la trovi nelle persone che come te soffrono, è il lato “buono” che c’è in ognuno di noi. Vivere accanto a persone che hanno perso tutto, privati del bene più importante, la libertà, ti insegna a dare valore a un sorriso, a una lettera recapitata, impari ad apprezzare quello che hai perso, a cui davi poco conto perché lo ritenevi scontato, un abbraccio, un bacio, una lacrima versata da chi ti vuole bene.

Il carcere è pieno di umanità, basta aprire gli occhi e cercarla, la trovi nelle persone che come te soffrono: è il lato “buono” che c’è in ognuno di noi.“In questi tre anni mi sono chiesto cosa significhi vivere pienamente: significa vedere e vivere tutto con sguardo diverso, focalizzare l’attenzione sul presente, senza che sia inquinato da aspettative future e da ricordi del passato”. Questa è la vera sfida che devi affrontare anche in carcere.

I nostri pensieri, le emozioni che il più delle volte proviamo, sono il frutto delle nostre esperienze passate a cui ci ancoriamo per la paura di affrontare il presente. Trovare nel quotidiano gli stimoli per vivere con consapevolezza ciò che ci sta accadendo. La felicità sta proprio in questo, nella capacità che ognuno di noi ha di vivere pienamente ogni giorno della propria esistenza: ci vuole disciplina, costanza e impegno per ottenerla, perché anche nei momenti difficili, si possono scoprire cose che, se vissute pienamente, ci consentono di approcciare la vita con uno sguardo diverso. Se continui ad ancorarti ai ricordi, a pensare e ripensare a ciò che eri, alle cose perdute, in carcere rischi di perderti.

E allora, anche un budino al cioccolato può renderti felice, quanto un raggio di sole, il sorriso di un compagno o un fiore che spunta tra il cemento nel cortile. È da queste piccole cose, vissute giorno per giorno che si può trovare la forza per riprendere in mano la propria vita. L’alternativa è commiserarsi e aggrapparsi a un mondo fatto di ricordi e finire nell’oblio. Così scriveva Nelson Mandela alla moglie Winnie dalla sua prigionia: “La prigione è stato il posto ideale per conoscere me stesso, per cercare con costanza di comprendere la mia mente e i miei sentimenti, per superare il male e sviluppare ciò che è buono in me”.

La libertà e la felicità la si può trovare anche nella sofferenza, ma solo vivendo pienamente il presente, assaporando con un cucchiaio un budino al cioccolato!

 

“Oltre i confini” da inserto a magazine: il sogno del carcere di Monza