Parola alle carceri: nasce il podcast ‘Un universo oltre i confini’

Un universo oltre i confini - copertina podcast
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Errore, scarto, giudizio; ma anche possibilità, considerazione, opportunità. Parole che provengono dai redattori-detenuti del magazine Oltre i confini, scritto e prodotto nel carcere di Monza. Stavolta i reclusi non scrivono, ma parlano. Da Sanquirico parte Un universo oltre i Confini, podcast realizzato dalla cooperativa sociale Universo e dall’associazione Zero Confini onlus.

“Se avessi un’ora per uscire, qual è la prima cosa che faresti?”, è una delle domande poste ad Alessandro, Luca, Michele, Sergio, Giuseppe, Sami, Lorenzo, Luca. “Mangerei una pizza insieme a mia madre, visto che è da 12 anni che non ho l’opportunità di farlo”; “Andrei al supermercato a fare la spesa”; “Mangerei una parmigiana e berrei una birra fresca con la mia famiglia”; “Andrei davanti alla tomba di mio figlio, e starei con lui”. Il microfono intercetta le sfumature di voce, l’incertezza, l’emozione, la paura. E le amplifica.

“Vogliamo far capire che oltre le sbarre ci sono delle persone; è un modo per restituire dignità ai detenuti, dare significato alla loro pena”, dice a gNews Antonetta Carrabs, direttrice responsabile del magazine Oltre i confini e presidente di Zero Confini onlus. Carrabs presenta la puntata pilota del podcast questa mattina al palazzo della Regione Lombardia, durante il convegno “La connessione sospesa: evoluzione della comunicazione penitenziaria nell’era digitale, tra diritti e sicurezza”.

Il progetto multimediale nasce anche dall’esigenza di curare la comunicazione dal e sul carcere. Troppo spesso, nella narrazione che si fa degli istituti di pena, la complessità si perde per strada. Cosima Buccoliero, direttrice del carcere di Monza, è netta. “Abbiamo pensato – dice a gNews – che il podcast potesse ancora di più attuare quella ‘comunicazione necessaria’ che deve provenire dal carcere. Forse siamo troppo abituati che si parli di noi dall’esterno, senza conoscerci”.

Buccoliero, già direttrice a Bollate, ha fatto della casa di reclusione milanese un modello di rieducazione per la qualità dell’offerta trattamentale. Quando parla di carceri, usa il noi, ama parlare di comunità penitenziaria. E ha da subito appoggiato il progetto del podcast a Sanquirico: “Un modello attuale, che prende molto le persone”.

Un universo oltre i Confini è il primo esperimento multimediale che coinvolge diversi penitenziari. È questo il vero valore aggiunto per la direttrice di Sanquirico: “Abbiamo bisogno di allargarci, di metterci in rete con altri istituti, di raccontare i diversi ‘micromondi’ all’interno di ogni carcere”.

La coralità del progetto è possibile grazie alla collaborazione con la cooperativa Universo, che da anni eroga corsi di informatica e ICT per le persone detenute, in partnership con Cisco Academy. Operando a Bollate, Torino, Verona, Monza e Roma Rebibbia, l’ente può raccogliere per il podcast le tante voci delle comunità penitenziarie.

Curare la comunicazione significa, anzitutto, abbattere il pregiudizio. E Un universo oltre i Confini nasce anche con questo intento. “Nel momento in cui la narrazione sul carcere è solo negativa e stereotipata – dice a gNews Elena Tinelli, portavoce della cooperativa Universo –, è difficile riuscire ad accompagnare questi ragazzi con successo nel mondo del lavoro”.

Lorenzo Lento ha accompagnato e continua ad accompagnare tanti reclusi a lavoro. Di professione informatico, nel 2019 è stato insignito dell’onorificenza dell’Ordine al merito della Repubblica italiana per il suo impegno in carcere. La sua esperienza parte da Bollate, e tramite i corsi Cisco ha formato migliaia di detenuti in oltre 20 anni di insegnamento.

Lento racconta a gNews quanto il pregiudizio nei confronti dei reclusi sia ancora radicato. “Quando porto una persona che sta in carcere a lavorare in un’azienda, con cui magari abbiamo creato con una fatica impressionante un rapporto di lavoro – dice l’informatico – c’è sempre qualche impiegato che mi prende in disparte e mi chiede: ‘Posso lasciare la borsa?’. Ma la percezione distorta di avere a che fare con un ‘criminale’ sparisce dopo poche settimane”.

Il podcast parte dalla redazione di Oltre i confini a Sanquirico, ma vuole dare voce ai tanti detenuti che hanno trovato nel carcere l’opportunità di inseguire la propria strada. Come Afed, che si occupa di network security per un’importante multinazionale ed esce a mezzanotte per andare a lavorare. Ad accompagnarlo, un agente che fa sì il suo lavoro, ma con un evidente sacrificio in più. “Il personale in carcere fa la differenza – dice ancora Lento -; per questo nel podcast vogliamo dare spazio anche a tutte le persone che operano negli istituti. Si tratta sempre di un lavoro di squadra”.

Gianluca R. e Carlo V., ora detenuti “in articolo 21”, ossia ammessi al lavoro esterno, interverranno al convegno a Milano. Entrambi laureati, entrambi condannati per bancarotta, sono ormai redattori fissi del magazine Oltre i confini. L’uno sta mettendo in atto un progetto con un’importante catena di supermercati; l’altro lavora in uno studio di architetto a Milano. “Dicono che è la redazione ad averli salvati. E io mi ritrovo a pensare che salvarne uno, per quanto sembri poco, è già tanta roba”, dice Antonetta Carrabs.

Il podcast Un universo oltre i confini è disponibile su Spotify. Per il momento è prevista l’uscita di un episodio al mese.