Addio a Gianfranco Pedullà, tra i maestri del teatro in carcere
20 Agosto 2026
“Il teatro è una grande cura, una cura gentile. Non a caso è il linguaggio più antico con cui l’uomo si esprime. Ho avuto casi bellissimi negli anni. In carcere si incontra un’umanità molto variegata e molto interessante, spesso anche molto sofferente. Ma io ho ricevuto tanto, almeno quanto ho dato, di questo sono sicuro”. Gianfranco Pedullà parlava così della sua esperienza di regista con le compagnie di detenuti-attori, in un’intervista del 2024. Il drammaturgo si è spento stanotte, all’età di 69 anni, nella Rsa “Chiarugi” di Empoli, dopo oltre un anno e mezzo di ricovero per un grave incidente stradale.
Classe 1957, calabrese di origine, Pedullà si trasferisce da piccolo in Toscana con la sua famiglia. Si avvicina al teatro al liceo, e nel 1992 entra per la prima volta in un penitenziario, ad Arezzo, tenendo un laboratorio per i detenuti. Poi Pistoia, Prato, e infine Gorgona. Con lui l’isola-carcere diventa palcoscenico: insieme ai detenuti mette in scena la “Trilogia del Mare”, una serie di spettacoli itineranti tratti dalle Metamorfosi di Ovidio. Del 2025 è “La città invisibile”, spettacolo nato da un percorso di scrittura collettiva ispirato all’opera di Italo Calvino.
Pedullà è anche il fondatore della compagnia Mascarà teatro, poi diventata Teatro popolare d’Arte, uno degli esperimenti più interessanti di teatro sociale.
I detenuti di Gorgona di nuovo in scena | con le “Metamorfosi” di Ovidio