Giustizia minorile, #Introspezioni, una ricerca dalle radici all’orizzonte
22 Maggio 2026
“Questo studio é una novità assoluta” ha detto il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, durante la presentazione della ricerca “#Introspezioni. Istituti penali minorili: desideri e valori dei ragazzi” che si è tenuta nelle Nuove aule dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati.
Alla presentazione, oltre al Guardasigilli, cui sono state affidate le conclusioni, sono intervenuti il Sottosegretario Andrea Ostellari, il capo del Dipartimento della Giustizia minorile e di comunità, Antonio Sangermano, i presidenti delle Fondazioni Lottomatica, Riccardo Capecchi, e Francesca Rava – NPH Italia ets, Mariavittoria Rava, il presidente della società di ricerca SWG, Adrio Maria De Carolis, il direttore di Cuntura, Domenico Petrolo, e il senior researcher,SWG, Alessandro Scalcon. L’evento é stato moderato da David Parenzo, giornalista di La7-Radio 24.
#Introspezioni é un progetto promosso dal Ministero della giustizia, dalle Fondazioni Lottomatica e Francesca Rava – Nph Italia ets e curato dagli istituti di ricerca SWG e Cuntura. La ricerca è stata realizzata in 18 istituti penali minorili con l’obiettivo di far raccontare ai ragazzi desideri, valori, progetti futuri.

Novità assoluta, si diceva: intanto per l’adesione da parte dei ragazzi ai questionari sottoposti dai ricercatori della SWG, e che ha stupito loro per primi, abituati a percentuali assai ridotte. Ha risposto il 67% dei ragazzi, per un totale di 373 questionari raccolti. Ma ancor più importante è quanto ci é stato restituito dall’analisi. Il 92% degli intervistati ha messo al primo posto dei valori, la famiglia, “vissuta come lo spazio sicuro di riappropriazione della libertà” ha spiegato Alessandro Scalcon, senior researcher di Swg, illustrando i dati. “La famiglia che rieduca alla libertà e alla normalità”. Poi arrivano, libertà al 66%, lealtà al 47 e a una incollatura l’amore: “Lealtà e sincerità come monete di scambio relazionale. Per essere forti, non potenti” si legge nella ricerca. E invece, quelli che forse avremmo potuto pensare in cima alla loro classifica, furbizia, potere, ambizione “non guidano lo stare al mondo e le visioni del mondo dei ragazzi” sottolinea Scalcon. Il 48% dei giovani si descrive ‘calmo’, mentre solo il 17 é arrabbiato. Parlano di perdono, di rispetto, pensano a relazioni morali forti, in cui si chiede scusa e non si tradiscono i compagni; si scoprono appassionati e con la voglia di approfondire e impegnarsi, per sé stessi e con gli altri.
La ricerca, e questa è la novità nella novità, apre a una nuova narrazione, perché questi giovani raccontano sogni e aspirazioni analoghe a coloro che il cancello di un Istituto penale minorile non lo hanno mai varcato. Aspirano a finire gli studi, lavorare, avere una famiglia e dei figli. Sono coraggiosi, socievoli, un po’ diffidenti ma tanto protettivi (il 51% ritiene che sia giusto proteggere un amico).
A “uno sguardo fatto di sensibilità e competenza, della capacità di comprendere la specificità di quell’ ‘essere in cammino'” ha fatto riferimento nel suo intervento Antonio Sangermano, che sa che “un essere umano, tanto più una ragazza o un ragazzo, non é mai incapsulabile nel reato che ha commesso, ma non é diluendo la responsabilità personale che si risolvono i problemi”. Allo stesso tempo però il Responsabile della Giustizia minorile e di comunità sa che “il primario compito degli operatori é capire, cercare l’umano che é nell’uomo, affondare lo sguardo invisibile, andare oltre l’apparenza, focalizzare la persona, cogliendone il profilo meno apparente, sogni progetti, affetti, speranze. La ricerca #Introspezioni rappresenta e realizza questo compito”.
Dal 9 dicembre 2025 al 20 gennaio 2026 sono stati 43 i giorni di ascolto, 373 i partecipanti (35% stranieri e 49% minorenni) e come abbiamo già detto altrettanti questionari restituiti da 18 Istituti su 18.
“Ascoltare la loro voce – ‘ask the boy’ – e comprendere i loro bisogni é un elemento imprescindibile per strutturare un percorso che sia autenticamente riabilitativo” ha commentato Riccardo Capecchi, ricordando che la Fondazione che presiede “sostiene con piena convinzione il progetto, perché crediamo fermamente che l’attività di ascolto negli Ipm sia il punto di partenza fondamentale per poter offrire ai ragazzi una reale prospettiva di vita”.

“Cosa ti spinge a dare il massimo e impegnarti davvero in quello che fai?” chiede la ricerca e il 60% dei ragazzi risponde “fare qualcosa di importante per il mio futuro”, il 47% “sentire che sto imparando qualcosa di nuovo” e il 29% “sentire che ciò che faccio serve a qualcuno”.
Ed é proprio questo che la Fondazione Francesca Rava fa: “Trasformare il tempo della detenzione in una opportunità concreta di crescita” é il concetto agganciato dalla Presidente, che ha raccontato quanto stanno facendo da anni in termini di impegno vero per i ragazzi, anche con il progetto “Palla al centro” e come, questa ricerca, che hanno ritenuto importante promuovere, sia “uno strumento prezioso, perché restituisce uno sguardo autentico sui giovani, troppo spesso raccontati attraverso stereotipi”.
La ricerca ha chiesto: “Ti piacerebbe impegnarti con il tuo tempo e le tue energie per fare qualcosa per gli altri?”. Il 60% dei ragazzi ha risposto: “Vorrei aiutare chi ha fatto i miei stessi errori”, il 56% “le persone povere o senza casa, gli anziani il 46%, ma hanno anche evocato la solitudine, i disagi mentali e coloro che hanno una dipendenza fra le condizioni umane alle quali dedicare il loro aiuto.
“Lo stare al mondo di questi ragazzi” é il luogo che SWG ha esplorato, ha sottolineato il suo Presidente. Un’ “idea ambiziosa” l’ha definita De Carolis, “ed eravamo preoccupati: non sapevamo quanti avrebbero voluto rispondere e cosa avrebbero risposto. Ma – prosegue – il giorno in cui sono arrivati i questionari e li abbiamo aperti, qualcuno si é commosso. Una grande emozione che si é tradotta in un lavoro unico”. Al termine del suo breve intervento De Carolis ha voluto ringraziare don Gino Rigoldi, che ha definito “il mio grande maestro: “Mi ha insegnato l’importanza di occuparmi degli ultimi, degli esclusi, delle persone più in difficoltà”.

“Introspezioni’, un progetto di grande valore che ha permesso di far dialogare competenze, sensibilità ed esperienze diverse attorno a un obiettivo comune: consentire ai ragazzi degli Istituti penali minorili di essere visti, di essere riconosciuti” é così che Domenico Petrolo, direttore di Cuntura, ha declinato l’impegno e l’entusiasmo provati nel coordinare operativamente il progetto. “Siamo felici di aver contribuito affinché questo ascolto si traduca in uno strumento utile non solo di analisi, ma anche di consapevolezza e responsabilità collettiva”.
Il Ministro Nordio, in conclusione dei lavori, ha auspicato che questo studio “sia prodromico per una sua estensione verso tutte le altre forme di devianza, sia minorile sia da parte dei maggiorenni. La sorpresa gradevole è stata quella di vedere che la serie di risposte che sono state date esprimono un ottimismo che potrebbe sembrare incompatibile con la situazione di disagio, e anche di dolore, in cui si trovano questi ragazzi”. La volontà che hanno espresso i ragazzi nelle loro risposte, di riaffermarsi nella famiglia, nel lavoro e nelle attività positive “ci sprona ancora di più a portare nelle carceri in genere, ma soprattutto in quelle minorili, il lavoro e lo sport che sono i due elementi fondamentali per il recupero psicofisico di queste persone”.

A Benedetta Porcaroli, la giovane e brava attrice, è stato affidato il compito di leggere le ‘risposte aperte’ date dai ragazzi. Desideri, sogni, impegni, promesse fatte a loro stessi ma lanciati nel mondo che é là fuori ad aspettarli.