‘Liberi di scegliere’, da protocollo a proposta di legge bipartisan

Mamma e figlia abbracciate_Immagine stock per protocollo Liberi di scegliere (Credit: Pexels)
FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Il protocollo “Liberi di scegliere” diventa un testo normativo. È stata infatti presentata la proposta di legge per tutelare i giovani figli di famiglie mafiose, ma anche donne o genitori che decidano di allontanarsi dal contesto della criminalità organizzata. “Liberi di scegliere” è nata nel 2012 dal lavoro di Roberto Di Bella, allora presidente del tribunale per i minorenni di Reggio Calabria e, attualmente, di Catania. L’iniziativa ha consentito di dare un nuovo futuro, nei soli distretti catanese e reggino, a circa 200 ragazze e ragazzi e oltre 30 mamme.

Il protocollo ha coinvolto nel corso del tempo diversi uffici giudiziari e amministrazioni. Via Arenula aderisce all’iniziativa nel 2019. Nel marzo 2024, il guardasigilli Carlo Nordio firma il protocollo di ampliamento insieme ai ministri Piantedosi, Bernini, Roccella e Valditara, al procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e al segretario della Conferenza episcopale italiana, don Gianluca Marchetti.

Sono sei i distretti giudiziari oggi coinvolti: Catania, Reggio Calabria, Napoli, Palermo, Catanzaro e Milano. Con la proposta di legge, che trova il favore sia delle forze di maggioranza che di opposizione, l’obiettivo è strutturare ed estendere i metodi virtuosi del protocollo a livello nazionale.

Liberi di scegliere, ampliato protocollo. | Nordio: “investiamo nel futuro”

A spiegare in cosa consiste “Liberi di scegliere” è lo stesso Roberto Di Bella, intervenuto questa mattina alla conferenza stampa di presentazione della proposta di legge a Montecitorio, presso la sala della Regina. “Abbiamo provato a censurare i modelli educativi mafiosi nello stesso modo con cui si censurano le condotte dei genitori maltrattanti: intervenendo con misure civili, di decadenza o di limitazione della responsabilità genitoriale”, spiega il presidente del tribunale per i minorenni di Catania. I provvedimenti sono emessi caso per caso, a seconda della gravità, e comunque a tempo, per far stare ragazzi e ragazze fuori dal loro contesto d’origine; un altrove dove “dotarli di strumenti culturali, per renderli, appunto, liberi di scegliere”, spiega ancora Di Bella.

L’iniziativa si estende anche alle madri e alle donne che non riescono più a sopportare il contesto di sopraffazione mafiosa. “Alcune sono diventate testimoni o collaboratrici di giustizia; altre si presentano in tribunale e chiedono aiuto per poter andare via insieme ai loro figli”, racconta Di Bella. Pronta ad accoglierle c’è una fitta rete di associazioni di volontariato antimafia – come Libera, con il presidente don Luigi Ciotti che ha aderito all’iniziativa sin dall’inizio.

“Mai più cosa vostra”, i legami tra violenza di genere e mafia

Ma l’obiettivo del protocollo va oltre: generare un cambiamento anche negli stessi appartenenti alla criminalità organizzata. “Tre importanti boss hanno deciso di intraprendere un percorso di collaborazione con la giustizia, proprio grazie all’allontanamento dei loro cari”, sottolinea l’ideatore di ‘Liberi di scegliere’. Per la mafia, il distacco è un “fallimento autentico”, e rappresenta “una sconfitta da un punto di vista culturale dell’invincibilità della famiglia mafiosa in quanto tale”, dice il procuratore generale della Cassazione, Pietro Gaeta, tra gli ospiti della conferenza stampa.

All’evento sono intervenuti anche il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, la presidente della commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo, la senatrice Pd e prima firmataria della proposta di legge al Senato, Vincenza Rando e il presidente di Libera, don Luigi Ciotti.

A commentare la proposta di legge “Liberi di scegliere” è il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, che ricorda anche il ruolo di coordinamento del dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità di via Arenula “che sta dimostrando concretamente di funzionare, liberando ragazzi da contesti criminali inaccettabili”. Ostellari sottolinea l’efficacia del modello, “che merita di essere rafforzato e che auspichiamo possa essere esteso su tutto il territorio nazionale attraverso una legge ad hoc”.

Giustizia Minorile: “Liberi di scegliere” contro cultura di morte