“Oltre i confini” da inserto a magazine: il sogno del carcere di Monza
15 Aprile 2026
La biblioteca del carcere di Sanquirico a Monza è il cuore pulsante della redazione Oltre i confini Beyond borders. Un gruppo tra i 12 e i 15 detenuti, ogni lunedì da ormai 8 anni, si ritrova con la giornalista Antonetta Carrabs (in foto a destra) tra scaffali di libri, per tirare fuori fatti, idee, racconti da mettere in pagina. Uno spazio creativo che è anche una porta al mondo esterno, grazie a incontri con studenti, personaggi della cultura, istituzioni.
Il progetto attivo nella casa circondariale lombarda ha un suo marchio speciale nel panorama delle produzioni editoriali nei penitenziari. I redattori detenuti collaborano dal 2018 con la storica testata locale Il Cittadino, curando un inserto trimestrale. “Da allora sono cambiati i direttori del giornale, ma nessuno ha mai cancellato questo sogno”, dice Carrabs a gNews.
A questo originale sodalizio giornalistico si aggiunge l’avventura di Oltre i confini magazine, un semestrale che parte nel 2025 e nasce dalla voglia degli stessi redattori di mettersi in proprio. “Mi hanno proposto di registrare una testata in tribunale; io rimasi sorpresa dalla loro conoscenza delle procedure”, prosegue Carrabs.
Il terzo numero è stato presentato martedì pomeriggio, durante un incontro aperto ai familiari dei reclusi, alla cittadinanza e alle istituzioni locali. L’esperienza è “nata come una sfida”, dice a gNews la direttrice dell’istituto, Cosima Buccoliero (in foto a sinistra); sfida che si è rivelata “preziosa ed efficace, perché permette alle idee di circolare liberamente”.
A scanso di equivoci: Oltre i confini non è un giornalino. La rivista è curata nella grafica e nell’impaginazione dal giornalista Massimo Bernardi, e viene stampata grazie al sostegno economico della Fondazione Monza e Brianza. “Non è solo intrattenimento, ma testimonianza della volontà di impegno e di una maggiore consapevolezza”, tiene a precisare la direttrice della casa circondariale.
Nel nuovo numero – il prossimo è in uscita a giugno – ci sono diversi contributi: dagli editoriali della direttrice della testata e della direttrice dell’istituto, ad articoli scritti da giornalisti e operatori del settore giustizia.
Poi inizia la sezione dei cognomi puntati: le testimonianze dei detenuti. Carlo V. ricorda il monito del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sul cronico problema del sovraffollamento carcerario. Gli fa eco Andrea P., che parla della questione, sconosciuta a chi vive libero, della convivenza forzata involontaria e dei rapporti di forza, spesso difficili, tra detenuti. Giacomo L. scrive della sua malattia, l’epilessia: monitorata e sotto controllo per un periodo, da quando è entrato in carcere ha ricominciato a manifestarsi nel sonno almeno una volta a settimana.
Marco F. fa un’intervista a sé stesso dal titolo “Io il carcere lo toglierei”. Gian Luca R. e Sergio G. firmano un pezzo sulla tossicodipendenza nei penitenziari; e Andrea D. intravede spiragli di speranza perché sta per entrare in una comunità di recupero. Spazio ai fatti di stretta attualità con la riforma Nordio sulla separazione delle carriere: Gian Luca R. parla della difficoltà di capire un argomento così tecnico e della disaffezione ormai dilagante per la politica.
Tra le righe fanno capolino le sofferenze, i problemi quotidiani, le angosce; ma è presente quel distacco tipicamente giornalistico di chi riporta con consapevolezza i fatti, anche se li riguarda da vicino. “Ho sempre detto ai ragazzi della mia redazione che il nostro non è uno strumento di denuncia”, dice Antonetta Carrabs. “Il magazine – prosegue – racconta l’umanità del carcere: i redattori scrivono che ci sono le cimici, scrivono del sovraffollamento, ma anche delle cose significative che si realizzano a Sanquirico: dal teatro, alla musica, allo yoga”.
La scrittura riscatta, ricuce. E a volte fa rinascere. Carlo V., 42 anni, detenuto da oltre due anni e ora ammesso al lavoro esterno, dice in una lettera a gNews che è un'”emozione scrivere ancora per la rivista, la nostra rivista, quella che sento ancora mia”. Il magazine è stato per lui un’ancora di salvezza e un privilegio. Nella comfort zone della biblioteca di Sanquirico, “non si è impauriti, non si teme il pregiudizio, non ci si sente giudicati”.
Carrabs si è sentita dire tante volte “Perché lo fai?”. E la giornalista si sofferma sull’utilità sociale delle esperienze di volontariato nei penitenziari. “Cerchiamo di tutelare il futuro nostro e dei nostri figli; se puoi far cadere un seme qui dentro, eviti che queste persone escano più incattivite”, sottolinea.
La scrittura è un metodo per canalizzare la rabbia, le frustrazioni, le angosce. E Carlo V., nella sua lettera, raccoglie l’invito a riscoprire “il buono che esiste in ognuno di noi, lavorando faticosamente sugli errori, anzi chiamiamoli per ciò che sono, sui reati commessi”. È solo con questa nuova consapevolezza, prosegue Carlo, che si può essere “primi, e non più ultimi”, perché “in grado di portare testimonianze di esperienze da evitare a prescindere, sempre e comunque”.
Oltre i confini guarda al futuro. In cantiere c’è un podcast che verrà realizzato dai redattori detenuti, in collaborazione con l’azienda Cisco.
Oltre i confini magazine – 3° numero