#Ricuciamo: prove di produzione di mascherine nel carcere di Bollate

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Hanno iniziato a girare a pieno regime da stamattina le quattro macchine del progetto #Ricuciamo per la produzione industriale di mascherine chirurgiche nello stabilimento di Milano Bollate. Al momento si tratta soltanto delle prime prove di produzione, ma il ritmo di immagini e suoni che sono in grado di sprigionare rendono l’idea delle loro potenzialità molto più di mille parole.

Le prove andranno avanti fino a tutta la prossima settimana. Attorno alle quattro macchine si alterneranno, nelle diverse fasi della produzione, un totale di 144 detenuti che opereranno 24 ore su 24: nove addetti per ogni macchina, per quattro turni di lavoro da sei ore ciascuno. Nei prossimi giorni saranno inoltre messi a punti i protocolli per la sanificazione dell’area industriale e per la certificazione delle attività. L’inizio della produzione vera e propria è previsto per la seconda settimana di luglio, con un quantitativo iniziale stimato intorno alle 200mila mascherine al giorno.

Il progetto #Ricuciamo per la produzione industriale di mascherine protettive è nato lo scorso 26 maggio con la firma apposta da Arcuri e Bonafede sul Protocollo d’intesa fra il Commissario straordinario di governo per l’emergenza Covid-19 e il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Proprio nell’istituto milanese di Bollate, il Capo del Dap, Bernardo Petralia, e il coordinatore del team “Riconversione Incentivi” del Commissario per la gestione dell’emergenza Covid-19, Ernesto Somma, presentarono il progetto insieme ai cinque partner privati che si sono uniti in fase di start up: Italia Camp, per la promozione istituzionale dell’iniziativa, la formazione ed informazione ai detenuti e al personale coinvolto nelle tre sedi penitenziarie; Boston Consulting Group, per i rapporti con il produttore delle macchine e le forniture delle materie prime; Comau e Fca Group, specializzata in robot di saldatura e in macchine per magazzini automatizzati, per il montaggio e la certificazione della macchine, per lo sviluppo e la realizzazione di processi di automazione, soluzioni e servizi di produzione; e infine Manpower, per l’ingaggio degli operation manager/capi turno che si alterneranno nella conduzione della produzione in carcere.

In totale sono otto le macchine arrivate dalla Cina che fra poco entreranno a regime, consentendo di produrre fino a 100mila mascherine al giorno per ciascuna macchina: oltre alle quattro di Milano Bollate, due sono nell’istituto penitenziario di Salerno e due nel Polo di Roma Rebibbia presso il Servizio di Approvvigionamento e Distribuzione Armamento e Vestiario (SEDAV).