Telefonini in carcere, il punto della situazione e le iniziative del DAP
7 Ottobre 2020
Sono 1.761 i telefoni rinvenuti dalla Polizia Penitenziaria nelle carceri italiane fino al 30 settembre scorso. Nei primi nove mesi del 2019 erano stati 1.206 e a fine settembre 2018 solo 394. Apparecchi sequestrati nel corso di perquisizioni nelle camere di pernottamento, trasportati con droni o contenuti in palloni lanciati durante la notte nell’intercinta dell’istituto oppure rinvenuti nei pacchi destinati ai detenuti o direttamente nascosti all’interno del loro corpo.
Si tratta di un trend decisamente in aumento e i numeri dei telefoni ritrovati negli ultimi cinque anni parlano chiaro: 250 in tutto il 2015; 213 nel 2016; 355 nel 2017; 642 nel 2018 e 1.886 nel 2019. Il numero più alto di apparecchi sequestrati spetta al Provveditorato della Campania che, nei 13 istituti presenti sul territorio, ha visto nei primi nove mesi dell’anno il rinvenimento di 744 telefoni (di cui 186 solo a Napoli Poggioreale). All’interno degli istituti del Provveditorato regionali di Lazio, Abruzzo e Molise ne sono stati rinvenuti 252, in Sicilia 230 e 170 in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Il PRAP Calabria è quello con il minor numero di sequestri: 34.
Per fronteggiare il sempre più alto numero di micro-telefoni, telefoni e smartphone che si tenta di far entrare o di detenere in carcere, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) ha stanziato lo scorso anno circa 3,5 milioni di euro. Quei fondi sono stati utilizzati per acquistare e distribuire ai Provveditorati dispositivi per il rilevamento di componenti metalliche o elettroniche e di telefoni, nonché jammer per impedire ai cellulari di ricevere o trasmettere comunicazioni.
L’azione di prevenzione e contrasto del DAP all’introduzione illecita di telefoni in carcere è diventata una delle priorità individuate dal Capo del Dipartimento Bernardo Petralia. Che ha disposto di investire nell’acquisto di ulteriori dispositivi tecnologici, ancor più sofisticati, in modo da poter coprire le esigenze di tutti gli istituti sull’intero territorio nazionale. Inoltre, per analizzare a fondo il problema e incrementare lo standard qualitativo delle misure da adottare, è stato istituito presso il DAP un apposito gruppo di lavoro presieduto dal Vice Capo Roberto Tartaglia.
Infine, da settembre scorso un poliziotto penitenziario esperto in elettronica e telecomunicazioni è stato assegnato, a seguito di apposito interpello all’interno dell’Amministrazione Penitenziaria, presso la Sezione telecomunicazioni del DAP: l’obiettivo è quello di dare un sostanziale e prezioso aiuto nelle decisioni e nelle procedure riguardanti l’acquisizione e la manutenzione di apparecchiature e sistemi elettronici, reti radio analogiche e digitali, rilevatori e inibitori di telefoni cellulari, apparati radiogeni per il controllo dei pacchi, metal detector fissi e portatili.