Teatro in carcere, “esperienza italiana un esempio all’estero”
18 Aprile 2025
Il Coordinamento nazionale del teatro in carcere esiste da 14 anni. L’obiettivo è valorizzare le esperienze di compagnie di attori-detenuti che da decenni operano in diversi istituti. Nel 2011, quando nacque, il Coordinamento vide la partecipazione di 12 carceri.
“Oggi aderiscono oltre 40 esperienze in 14 regioni italiane; ma circa 70 istituti sono stati coinvolti nelle nostre attività”, racconta il presidente Vito Minoia, che sin dagli studi universitari in sociologia a Urbino si occupa di teatro sociale. Il suo maestro è Emilio Pozzi, storico del teatro con cui nel 1996 ha fondato la rivista “Catarsi – teatri delle diversità”.
È del 2013 il protocollo tra il Coordinamento e il Ministero della Giustizia; il rinnovo ogni 3 anni, l’ultimo a maggio 2022. Con la firma del documento, l’ente ha iniziato a celebrare la Giornata del teatro in carcere (27 marzo), cui si è affiancata anche quella della danza (29 aprile). In mezzo alle due ricorrenze, una fitta rassegna di spettacoli delle compagnie di detenuti all’interno e all’esterno degli istituti.

L’attività di Minoia parte nel 1994 nel carcere di Modena, poi a Pesaro nel 2002, “grazie a un invito rivoltomi dalla direzione educativa dell’istituto, dove abbiamo strutturato un progetto continuativo che non si è mai fermato”, racconta. Si tratta dell’esperienza dell’Associazione culturale cittadina universitaria Aenigma, che ha all’attivo due compagnie teatrali all’interno della casa circondariale. Una, “Lo Spacco”, è mista e prosegue dal 2006.
L’attività nell’istituto della città marchigiana ha suscitato la curiosità dell’Unesco. Una sua “costola”, L’International theatre institute (Iti) guarda al lavoro del Coordinamento dal 2017. “Mi è stato chiesto, a partire dall’esperienza italiana – dice Minoia – di costruire un network internazionale del teatro in carcere. Nel 2019 una delegazione ha visitato la casa circondariale di Pesaro. Tra un paio d’anni potremo avviare una nuova associazione con un premio dedicato. Questo conferma che l’Italia è capofila nelle attività teatrali in carcere”.
Dal protocollo con il Ministero della Giustizia è scaturito anche il Festival annuale del Teatro in carcere Destini incrociati, giunto alla sua decima edizione, l’ultima a Pesaro nel dicembre 2023. Quattro giorni all’anno in una città diversa; “è itinerante – dice Minoia –, e si tiene nelle realtà con esperienze più consolidate e che hanno maggiori aiuti istituzionali”.
E la prossima? “Partiremo il 24 settembre con un’anteprima a Firenze, poi a Livorno e a Gorgona dal 25 al 27 settembre”, svela Minoia. Nella casa di reclusione dell’isola toscana è attiva la compagnia Teatro popolare d’arte, diretta da Gianfranco Pedullà.

Il Festival è costruito dal basso: il Coordinamento nazionale invia una manifestazione d’interesse a tutti gli istituti, sia per adulti che per minori, ma anche alle realtà della giustizia minorile e di comunità. Una commissione artistica seleziona i progetti, che verranno poi messi in scena o rappresentati durante il Festival.
“Entro fine maggio – spiega Minoia – chiunque potrà spedire proposte articolate di partecipazione, o con spettacoli teatrali o con video. La rassegna video, ovviamente, favorisce quei contesti dove è inimmaginabile il trasferimento sotto scorta”. E a proposito di logistica, il sostegno istituzionale è essenziale. “Il Ministero ci aiuta anche nel collegamento tra istituti penitenziari che hanno visto le proprie proposte selezionate e che spesso si organizzano anche con trasferta sotto scorta”, dice il presidente del Coordinamento.
Progetti fatti crescere, e che portano in molti casi i detenuti a cambiare vita. Minoia cita “l’esperienza romana del teatro libero di Rebibbia, con il ‘Cesare deve morire’ messo in scena da Fabio Cavalli, che ha di certo dato spunto ad alcuni ex detenuti per proseguire esperienze anche in nuove formazioni teatrali”.

L’obiettivo futuro del Coordinamento nazionale è rendere pop il teatro in carcere. “è essenziale – dice Minoia – riconoscere in termini culturali la crescita di un fenomeno non ghettizzato, ma di rilevanza nazionale, affinché le programmazioni stesse dei teatri cittadini possano ospitare produzioni realizzate dentro le carceri. Questo lavoro poi dev’essere costantemente sostenuto, è questo il segreto di un’attività in carcere”. Proprio come succede a Pesaro: “il nostro progetto esiste da 23 anni e non è stato mai interrotto; ci ha dato l’opportunità di guardare lontano e, ovviamente, pensare anche a una progressiva crescita dell’esperienza”.
La pagina del Ministero sul teatro in carcere qui
In copertina: Foto spettacolo “Dalla città dolente” dei detenuti-attori del teatro libero di Rebibbia, teatro Argentina, 22 dicembre 2023.