Scrivere in carcere: i giornali dei detenuti / 10 “Non tutti sanno”

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La redazione di gNews entra in carcere pubblicando gli articoli più significativi delle testate giornalistiche redatte e prodotte dentro i penitenziari: sono 37, in altrettanti istituti.

Nella casa di reclusione di Roma Rebibbia viene redatto il notiziario “Non tutti sanno”. Sono 8 le persone detenute che collaborano alla stesura del giornale, sotto la direzione di Ornella Favero e il coordinamento di Roberto Monteforte. La messa in pagina del notiziario è curata dal laboratorio di grafica editoriale della Rufa, attivo all’interno dell’istituto. “Non tutti sanno” esce come supplemento di “Ristretti Orizzonti”, periodico del carcere Due Palazzi di Padova.

I numeri del notiziario sul sito del Garante dei detenuti del Lazio

L’ultimo numero qui

Il decalogo della resilienza

di Stefano Battistini

In carcere, il detenuto vive un universo relazionale profondamente contraddittorio; si trova in un luogo in cui si combinano diversi meccanismi di potere che condizionano il tempo e lo spazio della popolazione detenuta e che dipendono da regole formali e da restrizioni generali. Oltre a questo è possibile rintracciare variegati dispositivi di disciplina degli individui che seguono logiche premiali o punitive. Queste ultime ampliano ulteriormente le relazioni di dipendenza e controllo.

La sostanziale inadeguatezza e insufficienza delle attività trattamentali, rispetto al tema della sicurezza, fa sì che ancora oggi la funzione prioritaria degli istituti penitenziari rimanga la custodia e non il reinserimento delle persone ristrette. Il valore aggiunto dei percorsi trattamentali, sia interni (affidati in particolare all’Area educativa dell’istituto) che esterni al penitenziario (gestiti dagli Uffici di esecuzione penale esterna-UEPE del Ministero di Giustizia), dovrebbe essere individuato nella costruzione di relazioni virtuose capaci di accompagnare la persona detenuta sia nella quotidianità dell’esperienza detentiva, sia nel sempre problematico processo di reinserimento sociale.

Tuttavia, le molteplici dinamiche relazionali appaiono spesso viziate da logiche di dominio, manifeste o latenti, interne alla popolazione detenuta e anche da rapporti “non sani” e strumentali che potrebbero determinarsi tra detenuti e personale del penitenziario. Si può alimentare così una cultura del sospetto che nuoce al processo di inclusione sociale che necessita, invece, di chiarezza nelle relazioni e di sostegno istituzionale.

Il carcere si appropria del tempo cronologico, della condizione ristretta, ma non di tutta la pluralità dei tempi sociali che vengono messi in gioco, né del modo in cui ogni detenuto li percepisce e li vive. Un esempio che mostra capacità di far fronte alla situazione avversa, ovvero un esempio di “resilienza”, è la frase: “avete preso il mio corpo, ma non avrete mai la mia mente”: ovvero, riuscire a lasciare il carcere fuori dalla tua vita interiore (mentale).

In una simile prospettiva la resilienza può diventare una risorsa efficace per affrontare le emergenze, specialmente quando si nutre della capacità di essere focalizzati sull’altro e sui suoi bisogni esercitando empatia e tolleranza; al contrario, la resilienza quando è esclusivamente “autocentrata” può rafforzare l’esperienza di separazione e alienazione sociale, ostacolando lo sviluppo di un senso di responsabilità verso l’altro.

Si possono individuare dieci chiavi per una resilienza positiva:
1. Riparti da ciò che puoi controllare e prendi piccole decisioni
2. Individua un obiettivo raggiungibile
3. Più volte al giorno prendi consapevolezza della tua postura (intesa come approccio ai momenti della
giornata)
4. Lasciati ispirare dalle storie e dalle esperienze degli altri detenuti
5. Chiediti cosa è davvero importante
6. Coltiva la gratitudine
7. Vivi l’altro come una risorsa, coltiva ed espandi la tua rete sociale
8. Coltiva la curiosità
9. Pratica qualche minuto di silenzio
10. Accogli e trasforma ciò che hai fatto durante il giorno, prima di andare a dormire, genera oggi il tuo domani

Tutte queste pratiche possono aiutare nel percorso detentivo ad affrontare le complesse difficoltà che la vita ristretta genera.

Facendo riferimento alla Psicologia sociale, risulta fondamentale in particolare lo studio degli atteggiamenti e comportamenti di interazione (prof. G. Carrus) nel contesto penitenziario: promuove infatti l’esercizio dell’auto-osservazione, analizza l’importanza dell’autodeterminazione consapevole e il valore dell’essere in rapporto con la comunità di appartenenza.

La Psicologia sociale rappresenta un elemento imprescindibile sia per l’identità individuale catapultata nei contesti penitenziari, sia nella gestione della complessità delle relazioni nella comunità dei detenuti. Nel mondo carcerario, di fatto, ognuno ha la propria sub-cultura, la propria vita, le proprie esperienze; c’è tanta stupidità, arroganza… ma capita anche di incontrare la solidarietà, una merce molto rara. In sostanza il carcere è un estratto di vita umana, con le proprie miserie e virtù. Ed è questo insieme, questo minestrone di complessità umane conviventi ma senza scelta, che impedisce di vivere l’altro come una risorsa, anzi frequentemente lo si vive come un possibile pericolo.

Perciò sarebbe importante che la comunità carceraria, piena di criticità, valorizzasse relazioni di reciprocità e sostegno. Il tema delle relazioni interpersonali interviene in particolare sulla possibilità di essere gli uni delle risorse per gli altri, perché il gruppo dei detenuti può essere considerato anche come un catalizzatore di cambiamento positivo, come un gruppo ristretto in cui dare e ricevere supporto in una forma di coinvolgimento e sostegno reciproco. Questo può costruire interazioni sociali positive tra tutti i membri della comunità, può creare una costante valorizzazione dell’interconnessione tra le persone per fronteggiare le diverse difficoltà.

 

  1. “Ristretti Orizzonti” – Casa di reclusione di Padova
  2. “Oltre i confini” – Casa circondariale di Monza
  3. “CarteBollate” – Casa di reclusione di Milano Bollate
  4. “Ponti” – Casa circondariale di Santa Maria Maggiore e Casa di reclusione della Giudecca di Venezia
  5. “Cucinare al Fresco” – Casa circondariale di Como
  6. “Diversamente liberi” – Istituto a custodia attenuata di Eboli
  7. “Astrolabio” – Casa circondariale di Ferrara
  8. “Voci di ballatoio” – Casa circondariale di Velletri
  9. Zona 508 – Casa circondariale e Casa di reclusione di Brescia

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