Scrivere in carcere: i giornali dei detenuti / 12 “Voci di dentro”
30 Agosto 2026
La redazione di gNews entra in carcere pubblicando gli articoli più significativi delle testate giornalistiche redatte e prodotte dentro i penitenziari: sono 37, in altrettanti istituti.
“Voci di dentro” è il periodico realizzato con i detenuti delle case circondariali di Chieti, Pescara e Lanciano e con ex recluse e reclusi, e prende il nome dall’associazione Onlus da anni attiva negli istituti abruzzesi. La testata, registrata nel 2009, è diretta dal giornalista Francesco Lo Piccolo; i vicedirettori sono Francesco Blasi, Claudio Bottan e Antonella La Morgia. “Voci di dentro” ospita anche i contributi degli agenti di Polizia penitenziaria, di giornalisti ed esponenti della società civile.
L’ultimo numero del periodico qui
Ho imparato ad aprire la porta che ho dentro e così ho smesso di scappare
di Raffaele Capone
C’era un uomo che aveva fatto del male, e quel male gli si era incollato addosso come una seconda pelle. È notte, il corridoio della sezione diventa silenzioso, e la cella mi sembrava più stretta. Mi tornavano in mente le persone, le parole, le circostanze della vita vissuta. Un giorno durante l’ora d’aria vidi un vecchio detenuto, seduto da solo, si chiamava Giovanni, un uomo che aveva passato più anni dentro che fuori. Gli chiesi subito: “Tu come fai a non impazzire?”. Giovanni sollevò lo sguardo e mi disse: “Ho imparato a bussare”. “Bussare cosa?”. “A una porta – fu la sua risposta – a una porta che ho dentro, una porta che non si apre mai! ma io continuo a bussare”.
Mi misi a ridere ma senza gioia e chiesi ancora: “A che serve bussare a una porta che non si apre?” Giovanni sospirò senza alcuna risposta. Quella notte non riuscii a dormire, mi misi seduto sulla branda chiusi gli occhi e vidi davvero quella porta nera pesante, piena di graffi. La porta della mia colpa, della paura che la vita fosse ormai un vicolo cieco. Per la prima volta alzai la mano e bussai piano, una volta sola ma non successe niente, nessuna voce nessuna luce, nessun miracolo, solo il cuore che mi batteva troppo forte. Dopo bussai di nuovo, di nuovo e di nuovo, niente ma continuai. Ogni notte uno, due, dieci, cento volte come un uomo che non sa cosa sperare ma che non vuole smettere di farlo.
Finché una sera mentre ero in cella e respiravo piano, sentii un rumore leggerissimo quasi impercettibile, come un respiro dall’altra parte della porta… trattenni il fiato, “chi c’è?” sussurrai. Un voce calma e ferita mi rispose: “ci sono sempre stato”. “Io tremavo e dissi “perché non hai aperto?” “perché la porta è tua io posso solo aspettare”. Appoggiai la fronte su quella porta blindata e dissi: “ma io ho fatto troppo male non posso aprire”, la voce mi rispose: “le tue ferite non mi spaventano le mie sono qui per incontrarle”. Dai miei occhi scendevano lacrime, non come un uomo che si arrende, ma come un uomo che finalmente smette di scappare, e quella porta che non si era mai aperta si mosse un millimetro, un filo di luce, bastò quello per capire che non era finita. Che qualcuno dall’altra parte non si era mai stancato di aspettarmi.
Ora era tutto chiaro, quella porta che non si apriva ad oggi ho imparato a bussare e finalmente quella porta è rimasta sempre aperta.
- “Ristretti Orizzonti” – Casa di reclusione di Padova
- “Oltre i confini” – Casa circondariale di Monza
- “CarteBollate” – Casa di reclusione di Milano Bollate
- “Ponti” – Casa circondariale di Santa Maria Maggiore e Casa di reclusione della Giudecca di Venezia
- “Cucinare al Fresco” – Casa circondariale di Como
- “Diversamente liberi” – Istituto a custodia attenuata di Eboli
- “Astrolabio” – Casa circondariale di Ferrara
- “Voci di ballatoio” – Casa circondariale di Velletri
- “Zona 508” – Casa circondariale e Casa di reclusione di Brescia
- “Non tutti sanno” – Casa di reclusione di Roma Rebibbia
- “Cronisti in Opera” – Casa di reclusione di Milano Opera